MODENA E L’EUROPA. L’ESPERIENZA DI ICONE. Una riflessione di Pietro Rivasi

Icone per blogIcone è un festival internazionale di writing e street art nato a Modena nel 2002 in un studio di comunicazione e grafica (Labo 27 ora BNKR). Nel ricercare un soggetto stimolante per ideare flyer, sito web e promozione, si è voluto provare ad abbinare una manifestazione di graffiti, una classica jam, a qualcosa di attuale, forse addirittura di innovativo per l’epoca, come mostre di “post graffiti” ed interventi di street art.

Fino ad allora, le manifestazioni di questo tipo erano le cosiddette “jam”, raduni di writer con una parete da dipingere concessa dalle istituzioni, come quella organizzata a Modena nel 2000 per la festa di Stradanove (stradanove.net), portale web finanziato dalla regione Emilia Romagna che ha ospitato una delle prime rubriche online sui graffiti.

Importanti esempi di jam che hanno ispirato il lavoro svolto a Modena sono stati Indelebile (rimini 94-95), Tinte Forti (bologna 1994), Panico Totale (Pisa), Juice (Ancona), Street Attitudes (Torino-Bolzano).

La fine degli anni 90 e l’inizio dei 2000 hanno visto esplodere la street art, un fenomeno già esistente (Pea Brain, De Feo, Miss Van, Blek le Rat fino agli esempi più illustri, ed antecedenti, di Keith Haring e Basquiat) e dai connotati molto differenti rispetto al writing (comunicazione aperta, contenuti spesso esplicitamente politici, forte componente di hacking, quasi sempre figurativa, estrema variabilità di tecniche e strumenti – poster, sticker, vernice, installazioni), ma con in comune l’uso della strada come galleria.

Questa esplosione è stata scatenata da diversi fattori concomitanti: molti writer iniziarono ad abbinare alla loro firma anche l’uso di un “alter ego” illustrativo, diffuso per le città con mezzi fino ad allora propri appunto della street art (sticker, poster, pins, t- shirt), comparsa di siti web specializzati (ekosystem.org, armvr.tk), nell’ottica di raggiungere una maggiore audience ma anche, in città già sature di firme come Parigi dove il fenomeno ha avuto alcuni dei suoi più importanti protagonisti (Stak, Andre’, Honet, Blek Le Rat, Space Invaders, Sambern, Zevs, i cui lavori sono raccolti in un piccolo libro chiamato “Souvenirs de Paris”) che hanno deciso di passare dalla firma ad un logo (“A logo as a name”, teorizzava Olivier Kosta Thefaine / Stak nel 1998 circa) per emergere tra la giungla di nomi ormai diventata come un rumore di fondo per il cittadino medio.

Proprio da Parigi sono arrivati i primi due ospiti internazionali di Icone, Olivier Stak e Honet che soddisfacevano due requisiti fondamentali: appartenenza al mondo del writing, al quale Icone ha sempre fatto riferimento, ed una estetica innovativa ma già sviluppata e teorizzata, dalla quale è derivato anche il nome della manifestazione stessa, Icone, appunto.

La prima edizione di Icone ha visto la realizzazione di due pareti dipinte da ospiti italiani con classici “graffiti”, due pareti di interventi di “street art” di nuova generazione (immagini dei lavori realizzati sono state poi riprese da libri divenuti di culto come ”Art of rebellion” e dalle pubblicazioni degli artisti stessi) ed una mostra di opere di “post graffiti” in una location istituzionale (Caffè concerto): questa, unita all’abbandono totale e cosciente dell’estetica hip hop, da sempre legata a doppio filo al writing, sono state probabilmente gli aspetti più innovativi della manifestazione.

Altro elemento fondamentale per lo sviluppo della manifestazione è stato il costante tentativo di creare network con altre realtà del territorio: dalle collaborazioni con studi di comunicazione e grafica (Labo 27, Mainstreet), alle gallerie d’arte (D406), ai club (Vibra, Graffio/More), ai locali (Juta, Caffe concerto, Buscapè), ai negozi di abbigliamento (Big ben, Carhartt store, Paul’s Boutique), a centri culturali istituzionali (biblioteca d’arte Poletti, La Tenda, Lavabo di Vignola).

Infine, un ruolo importante è stato giocato dal caso: uno dei primi collaboratori/ organizzatori di Icone, Luca Lattuga, all’epoca studente a Bologna, introdusse fin dal 2002 Blu tra gli ospiti del festival. Ciò ha indubbiamente spinto, unitamente al altri fattori, verso l’integrazione sempre più importante di artisti che prediligevano esprimersi attraverso il figurativo, come ad esempio Ericailcane, piuttosto che il lettering.

Tra il 2002 ed il 2013, Icone ha mantenuto le sue caratteristiche sostanzialmente inalterate: ricerca e conquista di spazi da dipingere in città e provincia, con una attitudine tipicamente da writer che “cerca e colpisce”, organizzazione di mostre di artisti con un background nel writing ed eventi culturali collegati come conferenze e performance.

Un importante impulso all’attività espositiva è avvenuto dal 2009 in poi, quando grazie alla vittoria di un bando pubblico per l’apertura di attività commerciali in una zona degradata della città, lo staff di Icone di fatto ha aperto uno spazio espositivo proprioche tra il 2009 ed il 2012 ha permesso l’allestimento di numerose esposizioni con protagonisti internazionali come Sauli Sirvio (Fin), Herbert Baglione (Br), Remed (Fr), Honet (Fr) ed italiani (Aris, Bizarre Dee, Emiliano Properzi, Francesco Bevini, Luca Font).

ICONE DEL FUTURO

Gli ultimi 4 anni hanno segnato un’evoluzione nel mondo degli “eventi” legati alla street art che mi sento di definire più propriamente un’involuzione: se quando sono nati Icone ed altri happening similari come Infart e Street attitudes il filo conduttore era quello di dare ad artisti che normalmente avevano come unica possibilità quella di esprimersi “senza autorizzazione” per strada, un’alternativa dove poterlo fare in tranquillità coi propri amici, senza doversi procurare a proprie spese le vernici e i permessi presso le istituzioni della città ospitante, gli ultimi anni hanno appunto visto trasformarsi queste manifestazioni, ed anche Icone, in “festival dei murales”, dove gli ospiti sono sempre più dei bravissimi illustratori e disegnatori prestati alla pittura murale, dove sempre più sono professionisti che necessitano e meritano di essere pagati per “il costo opportunità” che partecipare ad un happening piuttosto che un altro rappresenta per il loro calendario etc.

E’ venuta anche meno la figura dell’organizzatore, ora spesso definito “curatore”, rubando un termine al mondo dell’arte istituzionale, in quanto oramai tutti gli “street artist” di una certa capacità ed esperienza, possiedono un profilo facebook personale e/o un sito web attraverso il quale chiunque, non solo persone profondamente dentro alla “scena” e di fiducia, possono contattarli.

Un altro aspetto verso il quale lo staff di Icone è diventato col tempo critico è quello per cui il proliferare di eventi di street art/muralismo ha portato l’opinione pubblica ad accettare sempre più questa forma d’arte, a scapito del writing, sempre meno capito e sempre più usato come termine di paragone negativo rispetto appunto alla “sorella buona”, tanto dal cittadino medio quanto dai media, che nonostante la grande attenzione che dedicano al fenomeno, sono sempre rimasti al palo per quanto riguarda il grado di approfondimento della materia.

Infine, è sorto un problema che definirei insormontabile nel dialogo con le istituzioni, tassello da sempre fondamentale per poter organizzare eventi che necessitano di intervenire su infrastrutture pubbliche. La delusione nel constatare la assoluta mancanza volontà di approfondire il tema dell’arte urbana, l’altrettanto miope incapacità di valorizzare il patrimonio già acquisito dalla città ed infine le politiche culturali che premiano solo un paio di megaeventi annuali a scapito di tutto il resto, così come l’imposizione di scelte dall’alto che non tengono in minima considerazione i desideri e le necessità dei cittadini e degli artisti “locali”; e ancora le scelte in campo urbanistico ed ambientale, non strettamente correlate ai contenuti di Icone, ma che rappresentano un tema molto sentito dai suoi organizzatori, spengono ogni desiderio di proseguire l’esperienza della manifestazione così come è stata finora.

Guardando perciò anche quello che succede all’estero, dove eventi di street art si stanno evolvendo verso la rappresentazione di un ventaglio più amplio di forme artistiche (Cityleaks, Out of sth) o non si limitano ad organizzare wall painting e mostre, ma si impegnano anche nella produzione di documentazione cartacea (bienurbaine.fr) per promuovere gli artisti e la manifestazione stessa, ci portano alla volontà di proseguire il nostro cammino investendo tempo ed energie in ricerca e produzione di documenti che aiutino a capire la storia di questo movimento e di come si sia evoluto dai graffiti di Philadelphia e New York fino ai festival di nuovo muralismo, ma anche la sua evoluzione interna, dalle prime lettere tracciate in maniera naif ai nuovi esempi astratti che hanno però la loro origine profondamente radicata nello scrivere lettere e che troppo spesso vengono etichettati come semplici esempi di vandalismo.

La volontà è perciò quella di investire nella produzione in proprio di libri/cataloghi, sia monografie dei singoli artisti che a più ampio spettro, e/o nella produzione di oggetti d’arte che possano in qualche modo finanziare l’associazione per il proseguimento delle attività statutarie.

 

SULLA RETE

Festival / jam seminali che per collocazione temporale ed importanza assoluta hanno ispirato e/o stimolato la nascita e la continuazione di Icone:

http://www.tinteforti.org

http://www.streetattitudes.com

https://www.facebook.com/infart

Festival rispettivamente organizzati a Besançon, Wrocław e Colonia, ognuno con delle particolarità che riteniamo interessanti ed innovative (rispettivamente produzione di documentazione cartacea strettamente collegata al lavoro degli artisti invitati, collaborazione con gallerie d’arte contemporanea e elevato grado di contaminazione con altre forme d’arte, focus sul generico “urban hacking” che tanto ha in comune con la street art più stimolante)

http://bien-urbain.fr/fr/,

http://outofsth.org/

http://cityleaks-festival.com/

Un progetto curatoriale di arte urbana unico nel suo genere, nasce a Bologna nel 2012, è organizzato da un team inedito costituito da curatori (Fabiola Naldi e Claudio Musso) e writer (Dado). Uno dei progetti di riferimento per il futuro di Icone, in particolare per la gestione dei rapporti istituzionali e l’approccio “scientifico” alla selezione degli artisti da ospitare.

http://www.frontier.bo.it/

Prima importante manifestazione di post-graffitismo che lega muri ed esposizioni di artisti affermati, con la concessione di spazi liberi e gratuiti per chiunque voglia cimentarsi con l’arte urbana. Un esempio di come i rapporti tra artisti e organizzatori ed istituzioni dovrebbero sempre essere portati avanti per la creazione di manifestazioni sane e rispettose della cultura che sta alle spalle dei disegni sui muri.

http://www.indooroutdoor.it/

Due festival di grande qualità e molto differenti fra loro, che hanno avuto un ruolo nello spingerci riflettere sull’opportunità di proseguire con Icone così come è nata nel 2002.

http://www.memorieurbane.it/

https://www.facebook.com

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