MODENA E L’EUROPA: L’ESPERIENZA DEL NODE. Una riflessione di Filippo Aldovini (novembre 2014)

Immagine NODENODE festival nasce nel 2008 dalla necessità di creare a Modena un evento capace di raccogliere le esperienze più significative a livello internazionale nell’ambito dei live-media e delle arti performative legate alla musica e alla video-art.

La prima edizione del festival si è tenuta nel 2008 grazie alla sinergia tra l’allora esistente associazione culturale Urban Blocks e il progetto discografico Zymogen con il supporto della Galleria Civica di Modena (diretta al tempo da Angela Vettese) e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Modena.

Il festival si è da subito inserito nel panorama eventi nazionale raccogliendo l’eredità di esperienze seminali nell’ambito della contaminazione tra musica ed arte come Dissonanze (Roma), Netmage (Bologna), Interferenze (Avellino) e ClubToClub (Torino), distinguendosi per la capacità di anticipare tendenze artistiche e portando in Italia prime assolute di artisti internazionali.

Nel corso degli anni l’iter organizzativo e la struttura interna del progetto sono stati caratterizzati da un andamento fortemente ondivago dovuto a diversi fattori relativi principalmente al rapporto con le istituzioni. Il festival è da sempre incentrato sulla ricerca artistica ed è quindi rimasto avulso da logiche di mercato nonostante negli anni siano stati fatti tentativi per portare investimenti privati che permettessero la sostenibilità e la crescita del progetto.

Essendo l’80% dei fondi necessari per la realizzazione dell’evento provenienti da istituzioni pubbliche (principalmente Assessorato alla Cultura del Comune e della Regione) nel 2010 è stato deciso che tutte le pratiche relative all’amministrazione economica del festival fossero gestite internamente alla Galleria Civica a causa dell’impossibilità di sostenere tutti i costi attraverso un’associazione culturale esterna.

Questo sviluppo ha portato ad un’indipendenza sempre minore per il reperimento di finanziamenti che consentissero la crescita del festival, ma allo stesso tempo ne ha permesso la sopravvivenza seppur il lavoro svolto per la sua realizzazione sia sempre rimasto in una logica di volontariato.

Dopo sette anni questa modalità è diventata insostenibile anche a fronte dei continui tagli che ogni anno ci vengono richiesti e che denotano la mancanza di volontà da parte delle istituzioni di investire su questo tipo di manifestazione in contrasto con il grande successo di pubblico, in crescita ogni anno.

In questa sede mi ripropongo di analizzare alcuni casi studio virtuosi di festival, italiani e non, che sono riusciti a strutturarsi ed autosostenersi individuando le differenze in relazione a NODE.

In Italia è possibile (fino ad un certo punto)

Il panorama dei festival di arti digitali in Italia è da sempre molto ricco e diversificato. Le principali realtà che hanno aperto la via a questo settore sono tre: Dissonanze (dal 2000 al 2010, Roma), Netmage (dal 2001 al 2011, Bologna) e ClubToClub (dal 2000 fino ad oggi a Torino). Credo sia interessante osservare il fatto che si tratta di realtà nate in un momento storico che ha rappresentato l’ultima possibilità di accesso a risorse economiche che nel nostro periodo di attività (dal 2008 ad oggi) sono state inimmaginabili. Allo stesso tempo è importante notare come tutti e tre i festival abbiano avuto luogo in città molto grandi in cui sponsor privati hanno potuto sviluppare strategie di marketing pluriennali investendo cifre significative che sono poi state fondamentali per la crescita dei progetti.

Dissonanze ha rappresentato il primo tentativo (riuscito) di unione tra un approccio curatoriale di frontiera con il mondo dei grandi eventi di musica elettronica portando sullo stesso palco la musica “colta” di Karlheinz Stockhausen con la techno di Jeff Mills (noto Dj americano). Nonostante il successo delle prime edizioni, la manifestazione ha affrontato una battuta di arresto durante l’edizione del 2010 e, dopo un anno di pausa, è giunto al termine a causa della morte prematura del curatore Giorgio Mortari.

Il suo importantissimo contributo è racchiuso in un’intervista visionabile su Youtube (http://youtu.be/4qvBv9KGyC8) in cui individua con grande lucidità i punti critici che in Italia vanno affrontati nell’organizzazione di questa tipologia di eventi, ancora lungi dall’essere accettati dalle istituzioni.

«È una storia difficile la nostra, sono arrabbiato con la città, con le istituzioni. E anche con il pubblico. Mi sembra di fare un discorso da vecchio, ma in questi dieci anni c’ è stato un imbarbarimento dei gusti e dei modi; anche nel modo di relazionarsi tra le persone. Lo sforzo che facciamo per creare una manifestazione selezionando un cast di artisti che il più delle volte non hanno mai messo piede in Italia a volte non viene neanche percepito. Quanto alle istituzioni: solo contentini, noi siamo cresciuti da soli. Lo tollerano, ma lo considerano un evento a rischio».

Altro discorso vale per Netmage, festival Internazionale di Arte elettronica prodotto e curato dall’associazione culturale Xing dal 2001 al 2011 nella città di Bologna, che ha proposto nel corso delle undici edizioni un programma di lavori multidisciplinari con l’intento di investigare e promuovere la ricerca audiovisuale contemporanea. Il festival nasce nel 2000 con un fondo dell’Unione Europea, anno in cui Bologna rappresentò una delle nove capitali europee della cultura.

Nei suoi dieci anni di attività ha avuto come sede principale il prestigioso Palazzo Re Enzo nel pieno centro storico della città. Dal 2012 Netmage è confluito nel nuovo progetto di Xing: Live Arts Week. In questo caso si è venuto a creare un rapporto di grande fiducia e supporto tra l’associazione e le istituzioni pubbliche che ogni anno ne supportano l’attività con importanti contributi economici fondamentali per la sopravvivenza del progetto.

«Dal momento che parliamo di espressioni artistiche nell’ambito del contemporaneo in cui prevalgono sperimentazione e ricerca “pura”, e che dunque per loro natura non possono sempre confrontarsi direttamente con il mercato in un’ottica d’impresa, ecco che le istituzioni sono pronte ad assicurare anche quest’anno il sostegno pubblico: l’Assessore alla Cultura del Comune di Bologna Alberto Ronchi ed il Responsabile Settore Spettacolo della Regione Emilia Romagna Gianni Cottafavi conferiscono anche quest’anno una dotazione, rispettivamente, di 50.000 e 100.000 euro per tutta l’attività di Xing, comprendente dunque non solo Live Arts Week ma anche la programmazione e gestione del Raum di Via Ca’ Selvatica. E c’è anche la benedizione di Gianfranco Maraniello, direttore di MAMbo e dell’Istituzione Bologna Musei, ben lieto di accogliere nuovamente, tra le mura dell’ampio salone al piano terra del Museo d’Arte Moderna di Bologna di Via Don Minzoni, la parte più cospicua delle live performance che costituiranno il programma del festival» (Alarico Mantovani, Il Fatto Quotidiano, 2014).


La possibilità di instaurare un simile rapporto con le istituzioni dipende sia dalla capacità di condividere la propria “missione” da parte degli organizzatori, sia dalla ricettività delle figure chiave presenti all’interno istituzioni. Durante la nostra esperienza pluriennale ci siamo sempre relazionati con personale che non aveva alcuna familiarità o curiosità con questo tipo di contesto e che quindi ha sempre faticato a comprenderlo e a sostenerlo. Al contrario manifestazioni che mi sento di definire più “rassicuranti” e riconosciute come “colte”, hanno sempre ricevuto maggiore supporto (economico in primis). Sarebbe superficiale e riduttivo semplificare tutto sulla base di rapporti di empatia e sintonia personale tra il curatore della manifestazione e l’Assessore o il Direttore del caso, ma resta il fatto che la curiosità e l’apertura verso il nuovo dovrebbero essere la cifra caratteristica dei rappresentanti delle istituzioni culturali di una città come Modena. Purtroppo abbiamo riscontrato raramente questo tipo di apertura.

In Europa. Rete, sinergie e struttura.

Il format del festival di musica elettronica rappresenta ormai uno standard che possiamo ritrovare in ogni capitale europea. Durante gli ultimi dieci anni ho avuto occasione di visitare ed osservare in prima persona alcuni tra gli eventi più significativi dislocati tra Berlino (Transmediale, Atonal), Cracovia (Unsound), Eindhoven (STRP), Linz (Ars Electronica) ed altre città europee. Tra quelli elencati credo che il festival con cui NODE condivide maggiori affinità a livello artistico sia sicuramente l’Unsound che si tiene ogni anno a Cracovia nel mese di Ottobre.

«Nel corso dell’ultimo decennio la Polonia è diventata un nuovo eldorado per gli appassionati europei delle musiche più raffinate ed avanguardistiche in circolazione. L’Off Festival di Katowice, l’Avant Art Festival di Wroclaw e, soprattutto, l’Unsound di Cracovia, per citare soltanto i più noti, sono diventati rassegne di livello internazionale: l’Unsound, addirittura, con propaggini ed eventi collaterali a New York, Londra ed Adelaide. Detto ciò, qual è il vero sogno? Con 150 zloti al giorno, l’equivalente di circa 40 euro, si può disporre di un appartamento dotato di ogni comfort nel centro storico di Cracovia o nell’adiacente Kazimierz, l’antico ghetto ebraico, uno dei quartieri più caratteristici ed affascinanti di una città bella ed ospitale che trasuda storia e cultura. Con poco più di 60 euro, una cifra che corrisponde a meno della metà, se non un terzo rispetto agli standard dei grandi festival spagnoli o inglesi, si acquista il pass che permette di accedere ad una lunghissima settimana di live e dj set di altissimo livello perché, diciamolo subito, la line up allestita ogni anno dal direttore artistico, l’australiano Mat Schulz, è a dir poco esaltante, una delle migliori del mondo. Non a caso questa 2014 è stata l’edizione del boom: migliaia di appassionati ed addetti ai lavori provenienti soprattutto da Gran Bretagna, Italia, Germania e Scandinavia ma anche da altri paesi europei sono confluiti quest’anno sulle rive della Vistola» (Alarico Mantovani, Il Fatto Quotidiano, 2014

).

L’articolo citato mette in evidenza la perfetta sinergia che si viene a creare tra le varie realtà che caratterizzano il tessuto sociale cittadino e gli eventi del festival dando vita ad un dialogo costante e reciproco tra la città, gli spettatori e lo staff. Il raggiungimento di un livello di tale eccellenza è dovuto anche alla capacità dell’organizzazione che si occupa del reperimento fondi di individuare finanziamenti della comunità Europea, creando partnership in tutto il continente e ottimizzando le risorse. Inoltre durante la manifestazione vengono presentate produzioni originali che sono poi vendute ad altri festival alimentando nuove forme di autofinanziamento.

La mia impressione è che sin dalla prima edizione lo staff dell’Unsound abbia investito su una progettazione seria che ha richiesto molto tempo, energie e risorse, ma che, sulla lunga distanza, ha dato i suoi frutti. Questo tipo di mentalità in Italia è totalmente assente perché la progettazione in ambito culturale è raramente remunerata e di conseguenza scadente. La quasi totalità dei festival italiani non ha accesso a finanziamenti europei e questo è un indice dello stato di salute del settore.

Credo fermamente che il futuro di NODE dipenda dalla capacità di autoconsolidarsi e di strutturarsi, ma per poterlo fare deve ricevere il massimo supporto da parte delle istituzioni nella comune consapevolezza che la crescita di un progetto simile giova alla comunità intera. Purtroppo dopo sette anni di attività questo rapporto di fiducia reciproca non si è ancora venuto a creare.

 

Filippo Aldovini

 

Sitografia

node-live.zymogen.net – NODE festival, Modena

www.dissonanze.it – Dissonanze, Roma

www.liveartsweek.it – Live Arts Week (Netmage), Bologna

www.xing.it – Associazione Culturale Xing

www.clubtoclub.it – Club to Club, Torino

www.unsound.pl – Unsound, Cracovia

www.berlin-atonal.com – Berlin Atonal, Berlino

www.ctm-festival.de – Club Transmediale, Berlino

www.strp.nl – STRP, Eindhoven

www.aec.at – Ars Electronica, Linz

www.ecasnetwork.org – ECAS, European Cities of Advanced Sound

 

http://youtu.be/4qvBv9KGyC8 – video intervista a Giorgio Mortari, direttore di Dissonanze

 

Articoli citati

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/19/festival-dissonanze.html – intervista a Giorgio Mortari. Repubblica, 2010

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/07/live-arts-week-iii-a-bologna-sette-giorni-dedicati-allarte-contemporanea-dal-vivo/942074/ – “Live Arts Week III, a Bologna sette giorni dedicati all’arte contemporanea dal vivo” di Alarico Mantovani, Il Fatto Quotidiano, 2014

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/29/unsound-cracovia-eldorado-musica-davanguardia-polonia/1167828/ – “Unsound Cracovia, il nuovo eldorado della musica d’avanguardia? E’ la Polonia” di Alarico Mantovani, Il Fatto Quotidiano, 2014

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